Le imprese realizzate da Paolo Venturini
Rientrato dalla sfida con il freddo e la neve della Nuova Zelanda, verso la fine di settembre del 2000, Paolo viene ricevuto in udienza particolare da Papa Giovanni Paolo II, come atleta testimonial dell’A.I.L., l’associazione italiani leucemici.
Paolo, prestando la sua immagine allo scopo benefico, nell’ambito della maratona televisiva “30 ore per la vita”, decide di percorrere la distanza tra Roma e Padova in bicicletta no stop. Una diretta televisiva su Canale 5, mostra il Papa benedire la partenza di Paolo in bicicletta da Piazza San Pietro.
Una scorta organizzata dalla Polizia di Stato con un fuoristrada ed un camper, seguirà Paolo durante tutto il percorso.
A fargli assistenza gli amici e colleghi Nicola Rampazzo e Alessandro Briana, il responsabile della logistica Massimiliano Ferrara ed il paramedico della Polizia di Stato Roberto Enricio.
L’arrivo di Paolo a Padova, all’interno del teatro Verdi, in diretta TV su Canale 5 con la show girl Lorella Cuccarini, avverrà dopo 17 ore ed aver percorso 530 km circa. Un evento che avrà molta risonanza sui media e che darà lustro all’immagine di Paolo e della Polizia di Stato.
E’ il 1998, Paolo è già consacrato nel mondo degli sport avventura, decide quindi di coronare un sogno, sfidare l’out back australiano, sempre in mountain bike, in solitaria ed autonomia di mezzi.
Il percorso, uno tra i più suggestivi e difficili d’Australia, prevede la partenza da sud, dalla città di Adelaide, fino a raggiungere la costa nord a Darwin. Il tutto evitando nella prima parte, l’unica arteria stradale esistente, la Stuart Higway, pedalando invece sulla pista dei pionieri l’Odnadatta track.
Un lavoro di vera e propria diplomazia, coinvolge l’Australiann Federal Police come ente patrocinatore della sfida ed è proprio grazie a quest’ultimi che la Polizia dello stato del South Australia concede l’autorizzazione a Paolo di attraversare questi territori che data la loro pericolosità ed asprezza, vengono interdetti ad avventure come quella di Paolo.
La grande sensibilità degli sportivi australiani, renderà questa sfida avvincente
E’ la prima impresa che Paolo effettua in solitaria, autonomia e senza assistenza tecnica in mountain bike.
La scelta “cade” sull’isola continente africana, laboratorio della natura, il Madagascar.
Paolo sceglie la pista che parte dalla città di Fort Dauphine, estremo sud del Madagascar e costeggia la costa dell’oceano Indiano verso nord. Paolo è meglio organizzato dell’impresa del lago Vittoria. Qualche sponsor lo ha fornito di materiali più tecnologici.
Paolo scoprirà in questo viaggio che la cartografia moderna di questo paese, non ha subito aggiornamenti da anni. In effetti dopo 300 km dalla partenza, la pista realizzata dai colonizzatori francesi e segnata sulle mappe, ad un certo punto scompare in un’immensa distesa di montagnole e dune di sabbia.
Un ambiente altamente malarico, disabitato e rischiosissimo a causa della presenza di zone di fango e sabbie mobili. Ad est il mare e spiagge di sabbia fina bianca impossibili da pedalare.
Ad ovest la dorsale montagnosa invalicabile, coperta dalla foresta pluviale. Paolo è quindi costretto a trascinare la bici, tra mangrovie, fango e guadi molto difficili. E’ questa la zona di confine tra acque dolci e salate, dove la natura fa’ incontrare due tra i predatori più affascinanti.
Gli squali che dall’oceano risalgono i corsi d’acqua in cerca di cibo ed i coccodrilli che cacciano in quest’acqua salmastra. Paolo dovrà di volta in volta valutare dove guadare le migliaia di torrenti, fiumiciattoli e corsi d’acqua che dalla vicina catena montuosa, sfociano in mare, cercando di avvistare ed evitare questi animali.
Sarà proprio l’acqua a causare a Paolo una forte crisi di disidratazione. In effetti, Paolo anche se dotato di un filtro potabilizzatore, non riuscirà a destalinizzare l’acqua, continuando a bere acqua con un’alta concentrazione di sale che contribuirà a disidratarlo. Dopo circa 500 km di enormi sforzi, disidratato e con un possibile colpo di calore, Paolo perderà conoscenza accasciandosi al suolo in preda a febbre che supererà i 42°.
Tra dormiveglia e delirio febbrile, il nostro atleta, si riprenderà dopo due giorni, ancora con febbre alta e con la perdita di sensibilità della mano sinistra, diagnosticata in seguito in Italia come sinco-paresi da disidratazione. L’arto verrà recuperato dopo sei mesi. Con sforzi incredibili, perdendo parte del materiale, Paolo riesce a raggiungere a circa 600 km dalla partenza, l’unico insediamento umano della zona, una missione cattolica.
Qui Paolo verrà rifocillato ed accompagnato, dopo 24 ore di auto, alla capitale Antananarivo.
La compagnia di bandiera malgascia, organizzerà il rientro, avvisando le autorità italiane ed i familiari di Paolo, che lo incontreranno ai piedi dell’aereo sulla pista d’atterraggio, portandolo direttamente in ospedale, dove dopo alcuni giorni di permanenza, Paolo potrà tornare a casa. Questa primo fallimento, fu molto criticato dalla stampa, che attaccò Paolo accusandolo di impreparazione.
E’ il 1992 quando Paolo, dopo alcuni viaggi in Africa, organizza la sua prima avventura in mountain bike.
Paolo atleta “professionista” dell’atletica leggera, costretto a convivere con periodi di vacanza lontani dalla classica stagione estiva italiana, pensa di abbinare il suo periodo di riposo attivo, con la passione per il continente nero, organizzando assieme all’amico Renzo il giro del maggiore lago africano, il Lago Vittoria. Ben organizzati, ma privi di sponsorizzazioni, i due amici effettuano senza assistenza l’attraversata di Kenya, Tanzania ed Uganda per un totale di circa 2.400 Km costeggiando le rive del grande lago. Partenza arrivo dalla capitale del kenya Nairobi.
Spettacoli incredibili di savana attraverso i parchi naturali più famosi d’Africa, Masai Mara e Serengeti, sino alle sorgenti del Nilo.
Incontri con uno dei popoli che più ha saputo adattarsi alla vita della savana, i Masai. Grandi scenari e rischi continui, dati i frequenti incontri con i grandi felini, leoni e leopardi, oltre a scampate cariche di elefanti ed ippopotami.
I pericoli però non vengono solo da serpenti ed insetti, una grave infezione intestinale colpisce Renzo, che in preda a dolori lancinanti, perde per due giorni la vista, in una situazione drammatica, nel punto più lontano da centri abitati e da assistenza sanitaria.
Solo la forza fisica di Renzo, l’aiuto degli abitanti di un villaggio Masai ed un po’ di fortuna, hanno fatto sì che Paolo riuscisse a salvare il salvabile, recuperando l’amico Renzo, aiutandolo spingendo e tirando la sua bici, riuscendo a percorrere in mountain bike 700 km di piste, prima di trovare l’aiuto dei sanitari. Un esperienza forte, vissuta durante la stagione secca, con temperature attorno ai 40° e con un’attrezzatura “fai da te”.
Era anche il periodo dei massacri nei vicini Burundi e Ruanda, che ha fatto incontrare i due bikers con la morte e la disperazione tra i profughi che scappavano oltre confine in Tanzania ed Uganda.
Unica avventura affrontata con un compagno, quella del giro del Lago Vittoria, sarà la svolta per Paolo, che da qui incomincerà a dedicarsi all’esplorazione ed alla sfida in solitaria come propria missione sportiva.
L’impresa sportiva effettuata da Paolo Venturini in Etiopia, in sella ad una mountain bike caricata con 45 chilogrammi di materiale per essere autonomo in un territorio tra i più difficili del pianeta, è stata una prima mondiale.
L’avventura si è svolta a cavallo tra dicembre 2004 e gennaio 2005, all’origine Paolo doveva unire i due punti altimetricamente più estremi dell’Etiopia, dalla cima del monte Ras Dejen (4.600 mt.) ai –147 mt. sotto il livello del mare della depressione della Dancalia.
Una performance estrema innanzi tutto per le condizioni ambientali: grandi escursioni termiche, sbalzi altimetrici, mancanza di piste o vie ben definite, problemi con popolazioni locali non sempre amiche e grandi difficoltà burocratiche.
Proprio i problemi burocratici hanno fatto saltare la prima fase dell’avventura, l’ascesa al Ras Dejen e l’attraversamento del massiccio del Simien.
I permessi avuti direttamente dalle mani del ministro dell’informazione e dal ministro del turismo e le tasse pagate, non sono bastati ai funzionari del Simien National Park, che trovandosi a oltre mille chilometri dalla capitale e non essendo della stessa etnia dei governanti, hanno richiesto una somma spropositata di denaro, in un luogo dove non esistono ne banche ne telefoni, costringendo Paolo a rinunciare e ad aggirare il massiccio montuoso, perdendo dieci giorni e di forma atletica, obbligandolo a percorrere in fuoristrada 1.300 chilometri di piste infernali, con il rischio di contrarre infezioni e di mandare all’aria tutta l’operazione, oltre a sprecare l’intervento di un cameraman giunto appositamente dall’Italia per filmare le fasi della partenza.
L’avventura vede finalmente la sua partenza dalla città di Mekele, dove Paolo viene raggiunto da un team composto da una troppe TV, dal suo manager e da una scorta armata, imposta dal governo in quanto la regione della Dancalia (Afar), non è totalmente sotto controllo.
Oltre 600Km di piste e sentieri non sempre visibili con superfici di pietre, sale, polvere e sabbia, proprio quest’ultima, spostata in enormi quantità dalle tempeste notturne, ha costretto Paolo a spingere per centinaia di chilometri la mountain bike, facendogli compiere uno sforzo estremo.
Le temperature del giorno attorno ai 50°, la scarsità di cibo e acqua, le difficoltà di recupero notturno (Paolo dormiva in tenda o per terra senza alcun materassino o coperta), hanno letteralmente consumato il fisico del nostro atleta; negli ultimi due giorni Paolo era in stato febbrile con un attacco a 42° che lo ha visto soffrire molto. L’equipaggiamento medico trasportato nelle sue sacche, lo ha salvato da gravi problemi.
Rientrato in Italia, Paolo è stato come sempre sottoposto ad una serie di test medici, che hanno sottolineato la perdita di 5 chilogrammi di peso 3 dei quali di massa muscolare, ciò significa che il fisico di Paolo era entrato in una fase di catabolismo, dove l’organismo si alimenta attraverso i propri tessuti.
Tante difficoltà, che però hanno visto protagonista l’atleta padovano nell’attraversata di uno dei territori più caldi ed inospitali del pianeta. Paolo ha toccato i –147 mt. sotto il livello del mare ed ha coperto i circa 600 chilometri della depressione dancala in settegiorni, lì dove spedizioni composte da sei o sette fuoristrada, se tutto va bene, compiono in cinque giorni.
Grandi incontri con le popolazioni locali, mai ostili con Paolo, anzi ammirate ed incuriosite. Scenari mozzafiato e ricordi indelebili.
Prima dell’arrivo ad Addis Abeba, Paolo è stato accompagnato per gli ultimi chilometri, da un gruppo di ciclisti della nazionale etiope. Giunto in Meskal Square, nel centro della capitale, il ministro del turismo, una rappresentanza dell’Ambasciata d’Italia ed altre autorità etiopi, hanno accolto Paolo che nell’occasione ha consegnato nelle mani del ministro 1.500 magliette, offerte dal Comune di Padova e dalla Polizia di Stato per i giovani futuri atleti etiopi.
3 Stati e 3300Km al limite
L’impresa denominata “Crossafrica ‘95” si proponeva di attraversare il continente africano, all’altezza del Tropico del Capricorno, 3.300 Km., tagliando Mozambico, Sud Africa, Botswana e Namibia, attraverso i deserti del Kalahary e del Namib: ed è stato un successo!
CILE ARGENTINA IN MOUNTAIN BIKE
Nell’inverno del 1995, Paolo progetta l’impresa di attraversare il continente sudamericano in mountain bike ed in solitaria. I problemi più difficili da affrontare, saranno l’attraversamento del deserto di Atacama, una delle aree più aspre del nostro pianeta, e le quote estreme della cordigliera andina.
Per le difficoltà delle altissime quote, vengono pensati integratori alimentari contenenti ferro, vitamina B12 ed acido folico, in modo da favorire la captazione delle molecole d’ossigeno dell’aria rarefatta, oltre ad un’ascensione progressiva che prevede delle soste alle varie quote, in modo di consentire all’organismo di Paolo di adattarsi. Per il deserto d’Atacama e lo studio dei pneumatici adatti, viene scelta come zona di allenamento e test, il deserto del Sinai.
Questa regione dell’Egitto, oltre ad essere vicina all’Italia, assomiglia in alcuni punti, alla superficie del deserto di Atacama cileno, essendo formato da graniglia di quarzite, un’ottima situazione per mettersi alla prova con le alte temperature e per testare l’equipaggiamento tecnico.
Per l’organizzazione vengono coinvolte le autorità cilene e quelle argentine, grazie anche all’intervento della Regione Veneto, che proprio in corrispondenza dell’arrivo di Paolo a Buenos Aires, mette in programma l’evento all’interno della fiera internazionale del commercio. Dopo alcuni giorni di acclimatazione sulla costa del Pacifico ad Antofagasta, Paolo parte per la nuova sfida. Inizialmente la strada è asfaltata, sempre in salita con qualche villaggio.
Man mano che ci si allontana dalla costa, il fresco dell’oceano, viene contrastato dal caldo infuocato del deserto. 40°..45°..48° sono i gradi che Paolo incontra. La quota aumenta e anche l’irraggiamento solare diventa insopportabile. In effetti questa è una delle zone dove l’aria è più tersa del pianeta, costringendo a proteggere la pelle dal sole e soprattutto è necessario indossare occhiali ad alta protezione.
Tutto questo contrasta con l’abbassamento della temperatura durante la notte. Si alzano raffiche di vento e il termometro scende a – 20°, il tutto in poche ore. Per Paolo è obbligatorio dormire in tenda ed all’interno di uno speciale sacco a pelo. I giorni si susseguono e il paesaggio cambia, da scenari lunari dei 2.500 Mt. d’altitudine all’erba ed ai cespugli della vegetazione degli altipiani a 4.000 Mt. Con la presenza di lama e guanaco. L’aria è veramente difficile da respirare ed il battito cardiaco aumenta, provando un continuo male alla testa. E’ la quota! Paolo si arrampica con la mountain bike su passi andini altissimi, toccando i 4.780 Mt.. Attraversato il confine tra Cile ed Argentina al passo de Sico, Paolo ha l’occasione di essere ospitato dai colleghi della Policia argentina che vigilano la frontiera.
E’ in territorio andino argentino, durante una lunghissima discesa, che Paolo viene investito da una raffica di vento improvvisa che lo trascina al suolo, facendolo cadere. Una scarpa rimane agganciata al pedale, torcendo la caviglia sinistra, creando una lesione al tendine d’Achille di Paolo. Ripresosi dalla caduta, Paolo quantifica i danni. Una delle due borse laterali posteriori e gravemente danneggiata, sarà necessario abbandonarla. Una parte del materiale viene riposto nello zainetto adibito alla riserva di acqua, mentre il resto viene lasciato sul posto. Paolo si medica come riesce, anche perché in queste zone non esistono centri abitati, almeno fino a S.Antonio de Los Cobre, ma mancano ancora parecchi chilometri. Le ferite vengono disinfettate ed il tendine trattato con il ghiaccio, materiale facile da reperire durante le ore serali, quando i pochi ruscelli, nel giro di pochi minuti smettono di scorrere e si solidificano ghiacciandosi. In seguito, al rientro in Italia, Paolo scoprirà che il suo tendine ha subito una lacerazione di 5mm..
Passato il momento difficile, una lunga discesa conduce Paolo al di là della cordigliera, lasciando le popolazioni d’origine Incas ed incontrando i Gauchos con il loro bestiame. Siamo nella Pampas argentina. Chilometri di pianura attraverso le città del nord dell’Argentina. Salta, Cordoba, Rosario e finalmente la capitale Buenos Aires. 2.650 Km di grandi scenari e contrasti naturali, con un’accoglienza unica ed ai massimi livelli riservata a Paolo dagli argentini e dalle comunità di immigrati italiani. Una soddisfazione immensa ed un bagaglio di esperienze e cartoline indimenticabili.
Nel gennaio del 1999, Paolo ha svolto intensi allenamenti nel deserto del Sinai, in Egitto, al fine di testare la resistenza dei materiali.
Materiali che poi andrà ad utilizzare nella successiva impresa in Sud America.
Questa impresa inoltre servirà a Paolo per migliorare le sue prestazioni fisiche sotto sforzo.
DATI GEOGRAFICI
Capitale: Cairo Popolazione: 63.000.000 circa Superficie: 1.001449 Kmq Densità: 62.91 abit. per Kmq Moneta: Lira egiziana, divisa in 100 piastre Assetto politico: Repubblica Lingua: Arabo, diffuso l’inglese e il francese
Deserto e mare:
l'alchimia egiziana del Sinai
Deserto e mare sono i due elementi che predominano nel Sinai dando origine a scenari grandiosi di incomparabile bellezza.
Il Sinai è una terra abitata da beduini, le popolazioni nomadi del deserto: il loro nome deriva dalla parola araba "bedu" cioè "abitante del deserto": le immense e desolate distese di sabbia e le inospitali montagne del deserto sono il loro habitat preferito.
Abituati da sempre a vivere sotto le tende, con i loro cammelli e le loro capre, spostandosi secondo le stagioni e le disponibilità dei pascoli, vestiti con la "gallabia", lunga tunica bianca, il capo coperto dalla "kafya", il lembo di stoffa rettangolare, trattenuta dall'"ugal", il doppio cordone che cinge loro la testa, in origine fatto con peli di capra ritorti e oggi con fili di cotone, i beduini sono ancora, nel nostro immaginario, gli uomini del deserto che dominano dall'alto dei loro cammelli.
Il Monte Santa Caterina (Gebel Caterina) ed il Monte di Mosè (Gebel Musa), a ridosso del quale si trova il celebre Monastero di Santa Caterina, occupano la parte centro-meridionale della penisola e digradano nelle limpidissime acque incontaminate del Mar Rosso.
Cenni storici
Fondato dall'imperatore Giustiniano tra il 527 e il 547 d.C. in una valle ai piedi del Monte di Mosè, ad un'altezza di 1570 m, il Monastero di Santa Caterina venne ingrandito a più riprese nei periodi successivi; la cinta muraria è di dimensioni e di altezza diverse per la necessità di adattarla alla conformazione della montagna.
Nel racconto biblico gli Ebrei dopo 50 giorni di marcia tra le montagne ed i deserti del Sinai, arrivarono al Monte Horeb sulla cui vetta Mosè ricevette la Tavola della Legge, "I dieci comandamenti" sui quali sono fondate le dottrine ebraica e cristiana.
Il monte Horeb chiamato poi Monte di Mosè (Gebel Musa) divenne la montagna sacra per eccellenza, luogo di pellegrinaggio e di meditazione per i primi cristiani.
La traversata
Partito da Venezia alla volta di Auckland, dopo 24 ore di aereo ho raggiunto la Nuova Zelanda.
Un periodo di adattamento per recuperare il fuso orario (di ben 10 ore in avanti), gli incontri con le autorità neozelandesi ed italiane e infine gli allenamenti, hanno caratterizzato i giorni precedenti lla partenza.
E' stato inoltre un grande onore per me essere invitato (unico italiano), alla presentazione del nuovo Team New Zealand, che difenderà la Coppa America di vela nel 2003.
Dopo un trasferimento all'isola del Sud, il 17 agosto, sono salito in bicicletta per iniziare la traversata da Picton, località situata all'estremo nord dell'isola.
Un clima inospitale mi ha dato il benvenuto: pioggia mista a neve, temperatura di 0° ed un forte vento, erano gli elementi precursori che avrebbero caratterizzato anche il resto dell'avventura.
La pista ad un certo punto scompare...
Forti emozioni le ho vissute nelle Fiord Land, una zona meridionale dell'Isola del Sud, quasi disabitata, dove è la natura a fare da padrona. La pista che si inerpicava sino ad oltre 1.500 mt d'altitudine, ricoperta di neve, ad un certo punto scompare.
Erano più di 8 ore che spingevo la bici, data la pendenza troppo elevata. Il mio GPS mi diceva che ero nel punto giusto. Non potevo andare oltre: metà della montagna era franata, portandosi con se pista e foresta.
Rimasto isolato e mancato l'appuntamento con la troupe RAI che mi attendeva 90 km più avanti, ho deciso di tornare indietro per cambiare itinerario.
Gli amici della RAI, sono riusciti a raggiungermi in elicottero, ma non potendo atterrare per la troppa neve, accertatisi della mia salute, hanno fatto ritorno alla base.
Ho terminato la traversata il 2 di settembre a Bluff (punto estremo meridionale, geograficamente il secondo luogo in terra ferma più vicino all'Antartide).
Ho coperto 1780 km, in solitaria con la mia mountain bike, caricata con oltre 60 Kg di materiali pensati e realizzati per sopravvivere a questi climi senza aiuti esterni.
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L'ultima impresa, denominata Nuova Zelanda 2000, ha visto impegnato Paolo Venturini in un ambiente difficile soprattutto per le condizioni climatiche avverse: 1.650 Km. sfidando il freddo, il gelo e la neve, con temperature tra le più basse degli ultimi quarant’anni dell’inverno Australe.
L'impresa "Australia 2001"
L’impresa “Australia 2001” è stato il frutto di una collaborazione tra Paolo, la Bike and Adventure Team, esperti dell'Australian Federal Police ed alcuni rappresentanti dell' Ambasciata australiana di Roma che hanno attivato contatti e referenti lungo i centri abitati toccati dall'itinerario.
Con un lavoro frenetico e meticoloso, con l'aiuto delle istituzioni e degli sponsor, il 31 dicembre 2001, Paolo partiva alla volta di Sydney.
Attraverso Internet, telefono Gsm e telefono satellitare, lo staff del Bike and Adventure Team ha costantemente seguito l'avventura, aggiornando le informazioni che arrivavano e risolvendo di volta in volta le problematiche che si presentavano.
Oltre a Paolo, l'impresa sportiva "Australia 2001" ha richiesto l'opera costantemente di tre persone in Italia, un referente italiano dell'Interpol a Camberra, un collaboratore/referente del Western Australia Tourist Commission a Perth, un organizzatore italiano a Sydney e due troupe TV, giunte appositamente dall'Italia.
Il percorso
Partenza da Darwin, città capitale dello stato del Northern Territory fino a Perth, capitale dello stato del Western Australia.
Lunghezza totale 5.100 Km percorsi in 34 giorni di bici.
Il 60% del percorso si è svolto su asfalto, il resto su sterrati di ghiaia, terra rossa, sabbia e roccia.
I primi 1.000 Km. hanno riguardato zone di foresta pluviale con caldo umido (35°/40° con l' 80% 90% di umidità) con ampie zone allagate causa i continui temporali monsonici, tipici della stagione. La fauna era ricchissima di uccelli e canguri.
Il tragitto è poi entrato nella zona del Kimberley, dove la vegetazione si dirada un po', dando spazio a zone completamente bruciate dagli incendi, tipici di quest'area. Qui i rettili la fanno da padroni
Continuando nell'immenso Pibara, una delle zone più calde d'Australia e sicuramente la più calda dell'attraversata.
45°/50° la temperatura dell'aria spinta dai venti del sud, dove il Great Sandy Desert ed il Gibson Desert arroventano l'aria. Poca vegetazione e niente acqua, tutto scotta dalle pietre al telaio della bici.
Nella zona del Gascoyne, finalmente si vede l'Oceano Indiano, con tutte le sue varianti d'azzuro e blu. Canguri, emù si incontrano ovunque, assieme a delfini e tartarughe marine.
Oramai il percorso è un'unica direttrice nord sud fino a Perth. Il clima è più fresco, si sentono già i benefici dell'Oceano,ma quello con le correnti dell'Antartide.
Notti fresche 15° e giornate calde, ma con clima secco 30°.
A parte qualche centinaio di chilometri con falso piani e qualche salita che ha fatto raggiungere il percorso ad un'altezza di circa 1.000 Mt., il resto dell'impresa si è svolta in pianura.
Il vento, le piogge del nord, il grande caldo, sono state le più grandi difficoltà ambientali.
AUSTRALIA DATI GEOGRAFICI
Capitale: Canberra Popolazione: 17.875.000 circa Superficie: 7.682.300 Kmq Densità: 02,33 abit. per Kmq Moneta: Dollaro australiano Assetto politico: Stato federale formalmente legato alla corona britannica Lingua: Inglese
Geografia
Situata tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico, l’Australia è costituita dall’omonimo continente, dall’Isola di Tasmania e da molte isole minori.
Nel suo vastissimo territorio, è tra gli stati più estesi del mondo, si possono individuare tre grandi regioni naturali: lo Scudo australiano, la Gran catena Divisoria e il gran bacino Artesiano.
Lo Scudo australiano, uno zoccolo roccioso che occupa tutto il settore centro-occidentale del continente, comprende alcuni altopiani a Nord, rilievi poco elevati al centro e sterminati deserti a Ovest. La Gran Catena Divisoria è, invece, situata nel settore orientale ed è un sistema montuoso risalente all’Era Primaria ed è frammentato in diversi tronconi.
Il Gran Bacino Artesiano, infine, si trova nella parte centro-orientale del paese ed è un bassopiano ricchissimo di falde acquifere sotterranee, alle quali deve il proprio nome.
Il clima si differenzia, data la vastità dell’area, da regione a regione.
Nell’Australia settentrionale e lungo la gran catena divisoria è di tipo tropicale umido, con temperature elevate e piogge abbondanti.
La piovosità diminuisce progressivamente via via che ci si avvicina alle zone interne (caratterizzate da un clima desertico tropicale) e ai deserti dell’Ovest. Nelle estremità sudoccidentale e sudorientale dell’Australia il clima è invece di tipo subtropicale.
Cenni Storici
L’Australia, ultimo continente ad essere scoperto e colonizzato dagli europei, è popolata da circa 19.170.000 di abitanti, per lo più Caucasici (95%) con minoranze di Asiatici (4%) ed Aborigeni (1%).
Le popolazioni aborigene giunsero nel continente circa 40.000 anni fa e si organizzarono in una società basata sulla raccolta e sulla caccia. Gli Olandesi esplorarono il territorio nel XVII secolo. L’Australia fu però rivendicata solo nel XVIII secolo dal Capitano inglese James Cook che scoprendo il fertile territorio orientale l’annesse alla Gran Bretagna. Tutto l’’800 fu un caratterizzato da nuove scoperte, dalla ricerca dell’oro e da nuove occupazioni. Presto però, a fine secolo, iniziarono le richieste di autogoverno fino ad arrivare al 1° gennaio 1901 in cui venne creata la nuova nazione: il Commonwealth d’Australia, comunemente chiamata Australia.
La cultura australiana rispecchia ed è il prodotto delle varie influenze dettate dalle popolazioni che nel tempo si sono insidiate: la colonizzazione ed il dominio del Regno Unito, l’immigrazione pianificata che vide l’arrivo di oltre tre milioni d’Europei dalla fine della II Guerra Mondiale ed infine i profughi dell’Asia sudorientale.
La parte centrale ed occidentale del territorio, d’origine antichissima, è prevalentemente piatta con alcuni intervalli di modesti rilievi, alcuni laghi salati ed una grande depressione. Nel cuore di questa grande area desertica si eleva il più grande monolito del mondo: l’Ayers Rock, la montagna sacra degli Aborigeni. La particolare estensione (l’Australia è uno dei Paesi più estesi) ed il territorio particolarmente arido hanno favorito la concentrazione degli abitanti nell’area costiera sudorientale, più piovosa.
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